Filosofia: rispondiamo alle domande per la maturità

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Filosofia: rispondiamo alle domande per la maturità

Abbiamo provato a rispondere ad alcune possibili domande sugli argomenti di filosofia della maturità

Cos’è l’assoluto hegeliano?

Hegel muove dal presupposto di voler superare le forme dualistiche che hanno caratterizzato l’intera filosofia occidentale e creare una filosofia che concepisca uno Spirito Assoluto, ovvero una totalità unitaria. Uno dei dualismi che deve necessariamente risolvere per giungere al suo scopo è quello tra finito ed infinito. Egli afferma che ogni parte dell’infinito è finita. Tuttavia, il finito non funziona di per sé, ma come parte dell’infinito: esiste solo ed esclusivamente in funzione dell’infinito, in quanto nel momento in cui identifico un A, identifico anche un non-A. Se io disegno una figura, questa è determinata anche grazie allo sfondo. In questo senso Hegel definisce quindi l’assoluto come “l’unione dell’unione con la non unione”. Questa definizione ci aiuta a vedere una delle caratteristiche intrinseche dell’assoluto, ovvero il fatto che sia dinamico. Tale dinamismo è dato da un processo dialettico. Infatti, l’unione rappresenta una tesi, la non-unione un’antitesi e le due cose si sintetizzano unendosi.

Cosa si intende per materialismo storico dialettico?

Il materialismo storico dialettico è la metodologia filosofica utilizzata da Marx. Egli, infatti, si basa sulla dialettica hegeliana, ma la applica in chiave materialista, affermando quindi che ogni elemento della realtà è inserito in un processo di costante mutamento. Marx applica questo materialismo dialettico alla storia delle società umane e ciò che ne ricava è dunque un materialismo storico dialettico. Analizzando dunque il processo dialettico della storia umana, Marx evince che in ogni epoca, l’organizzazione sociale deriva sempre dalla produzione economica, e che quindi la struttura della società è rappresentata dall’economia.

Da cosa è data l’angoscia per Kierkegaard e come si supera?

Secondo Kierkegaard, l’angoscia è una sensazione che caratterizza l’intera vita umana. Infatti, nel momento in cui viene al mondo, l’uomo sperimenta il nulla e l’angoscia è proprio ciò che si prova quando si è a contatto con il nulla. L’angoscia può essere momentaneamente messa in pausa nel momento in cui l’individuo prende una decisione. Tuttavia, il rapporto tra decisione e angoscia è dialettico, quindi nel momento in cui viene presa una decisione, essa è comunque seguita da ulteriore angoscia. Kierkegaard ipotizza tre vie per superare l’angoscia: la vita estetica, la vita etica e la vita religiosa. solo quest’ultima risulta essere un mezzo effettivamente efficace per superare l’angoscia, in quanto il singolo si espone a Dio, che è l’altro radicale, ciò che è più altro da noi e scollandosi totalmente dalla realtà è in grado di prendere una decisione assoluta e quindi di vivere effettivamente l’istante.

Secondo Schopenhauer, quali sono i mezzi per squarciare il velo di Maya?

L’impossibilità di attraversare il velo di Maya è data dalla corporeità. Infatti, se fosse privo di corpo, il soggetto sarebbe in grado di accedere alla cosa in sé. Dunque, per squarciare il velo di Maya è necessario annullare la rappresentazione del sé ed accedere al sé nella dimensione della volontà, intesa come volontà cosmica. Per annullare la rappresentazione esistono tre modalità. La prima è l’arte, in quanto l’artista segue la volontà cosmica sospendendo la rappresentazione in favore della contemplazione. Nello specifico, Schopenhauer non fa riferimento all’arte pittorica, che comunque contiene una forma di rappresentazione, quanto piuttosto alla musica, che considera una via immediata alla volontà cosmica. La seconda modalità è l’etica. Schopenhauer chiama morale quella interna alla rappresentazione ed etica quella che sta al di là del velo di Maya. Per passare dalla morale all’etica è necessaria la compassione, intesa come sentire quello che prova l’altro, soffrire con lui senza giudicarlo. L’ultima modalità è l’ascesi, ossia il distaccamento mistico dal corpo che porta alla liberazione dalla volontà. Infatti, chi raggiunge il nirvana non desidera più nulla e non ha più bisogno del proprio corpo.

A cosa si riferisce Nietzsche con i termini apollineo e dionisiaco?

Questi termini si basano sugli studi effettuati all’interno della Nascita della Tragedia. Nel testo, Nietzsche analizza la storia della tragedia greca e nota come nella tragedia presocratica siano presenti le due dimensioni dell’uomo: la ragione e l’istinto, appunto, l’apollineo e il dionisiaco, mentre nella tragedia tarda la dimensione del dionisiaco scompaia e l’uomo venga rappresentato come un essere totalmente razionale. Nietzsche attribuisce la causa di questo atteggiamento al socratismo, che vedeva gli istinti come qualcosa da sopprimere e nota come la dittatura dell’apollineo abbia caratterizzato, da lì in poi, tutta la storia dell’umanità, rinforzata ulteriormente poi dalla religione cristiana, che ha spinto ulteriormente per la soppressione della dimensione istintuale. Nietzsche vede questo fenomeno come qualcosa di totalmente sbagliato, in quanto l’uomo, come tutti gli animali, è dotato anche di istinti e questi vanno assecondati.

Illustra le due topiche di Freud

Nella sua trattazione, Freud ha formulato due diverse modalità per descrivere le istanze che compongono la mente umana. La prima topica riporta tre diversi stati di coscienza su cui la mente può muoversi: conscio, preconscio ed inconscio. L’inconscio contiene gli impulsi e i pensieri rimossi, ovvero dimenticati, e spinge per la realizzazione di tali impulsi. Il preconscio si trova in mezzo, tra l’inconscio ed il conscio. Anche questo contiene esperienze passate, ma a differenza di quelli dell’inconscio, i contenuti del preconscio possono essere riportati a memoria, mentre quelli dell’inconscio, non importa quanto uno si sforzi, sono persi per sempre. Nella coscienza invece troviamo i dati a cui possiamo accedere liberamente e che sono ordinati secondo criteri logici. Secondo la seconda topica, invece, la psiche è formata da altre tre strutture, Io, Es e super-io. L’Es agisce a livello inconscio e spinge affinché le pulsioni rimosse dell’individuo riemergano. Ciò accade solo quando la coscienza non può agire, come ad esempio nel sonno. Il super-io ha una parte conscia ed una inconscia ed è il luogo della moralità e delle regole. Il suo compito è far sì che l’Es non possa agire liberamente e soddisfare le pulsioni. Infine, l’Io cerca di mediare tra le pulsioni dell’Es e le rigide regole dettate dal super-io.

Qual è il rapporto tra essere e linguaggio secondo Heidegger?

Heidegger va a definire l’Essere non come ciò che esiste, ma come ciò che si manifesta. Questo manifestarsi avviene proprio tramite il linguaggio, per questo motivo Heidegger afferma che “il linguaggio è la casa dell’essere”. In questo senso, è la parola che rende cosa la cosa. Di conseguenza, l’Essere chiama l’uomo a prendersi cura della sua verità mediante l’utilizzo del linguaggio.

Queste erano le nostre risposte. Speriamo che questo articolo possa esserti d’aiuto Se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto, buona maturità! 🙂

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