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	<description>Clipnotes - Appunti e videolezioni</description>
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		<title>Forese Donati e Bonagiunta Orbicciani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Scuratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jan 2022 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Bonagiunta Orbicciani]]></category>
		<category><![CDATA[dante]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Forese Donati]]></category>
		<category><![CDATA[inferno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una vita dedicata alla Poesia Dante e Virgilio hanno camminato a lungo per il Purgatorio e alla loro combriccola s’è aggiunto anche Stazio, poeta della letteratura latina che provava vera e propria ammirazione nei confronti del poeta mantovano, ovvero Virgilio, e dunque, avendolo incontrato nella quinta cornice tra avari e prodighi. Mentre i tre avanzano&#160;&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Una vita dedicata alla Poesia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dante e Virgilio hanno camminato a lungo per il Purgatorio e alla loro combriccola s’è aggiunto anche Stazio, poeta della letteratura latina che provava vera e propria ammirazione nei confronti del poeta mantovano, ovvero Virgilio, e dunque, avendolo incontrato nella quinta cornice tra avari e prodighi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre i tre avanzano Dante nota che le anime che stanno incontrando sono tutte dall’aspetto smunto e malandato, hanno gli occhi incavati e sono molto magre: Virgilio e Stazio spiegano al poeta che loro stanno subendo il contrappasso, infatti essi hanno peccato di gola tra i vivi e dunque, qua nel Purgatorio, sono obbligati a camminare sotto a un albero con grandi pomi rossi e da cui sgorgano acque freschissime, per imparare a contenersi. Mentre i tre discorrono una di queste anime li intravede ed esclama:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>[…] «Qual grazia m’è questa?».<br><br>Mai non l’avrei riconosciuto al viso;&nbsp;<br>ma ne la voce sua mi fu palese&nbsp;<br>ciò che l’aspetto in sé avea conquiso.<br><br>Questa favilla tutta mi raccese&nbsp;<br>mia conoscenza a la cangiata labbia,&nbsp;<br>e ravvisai la faccia di Forese.<br><br>«Deh, non contendere a l’asciutta scabbia&nbsp;<br>che mi scolora», pregava, «la pelle,&nbsp;<br>né a difetto di carne ch’io abbia;<br><br>ma dimmi il ver di te, di’ chi son quelle&nbsp;<br>due anime che là ti fanno scorta;&nbsp;<br>non rimaner che tu non mi favelle!».</em></p></blockquote>



<h5 class="wp-block-heading">Forese Donati</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Dante, dal suono della voce e sicuramente non dall’aspetto, riconosce l’amico Forese Donati, fratello di Piccarda e imparentato con Gemma Donati, moglie di Dante. I due sono felicissimi di incontrarsi, tanto che Dante si mette addirittura a piangere. Forese era morto cinque anni prima e Dante non riusciva a capacitarsi di come lui fosse già quasi alla fine della montagna, quando aveva visto delle anime che si trovavano nell’Antipurgatorio da decine e decine di anni. Forese racconta che sono state le preghiere di sua moglie Nella ad aver favorito e affrettato la sua salita sul monte. Tramite le parole di Forese Dante si lancia in una dura critica sociale: a Firenze oramai Nella, la moglie dell’amico, era una delle poche pie donne che rimanevano, le altre erano tutte delle depravate che non sapevano cosa le avrebbe aspettate un giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dante è curioso di sapere la sorte che è toccata a Piccarda, sorella di Forese, e l’amico gli dice di non preoccuparsi: se il suo scopo è quello di arrivare da Dio, durante il suo viaggio in Paradiso sicuramente la troverà, ma di lei parleremo nel prossimo video.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Bonagiunta Orbicciani</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti conosciamo la “tenzone con Forese Donati”, lo scambio di poesie non molto gentile tra Dante e Forese, ma nel Canto XXIV Dante incontra un altro poeta: Bonagiunta Orbicciani. Egli sta borbottando e pronuncia la seguente parola: <em>Gentucca</em>. Dante, allora, non capendo, chiede all’anima di spiegarsi meglio e lei afferma che nella sua città, Lucca, è nata una bambina che, un giorno, renderà piacevole la città al Sommo poeta.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Femmina è nata, e non porta ancor benda»,&nbsp;<br>cominciò el, «che ti farà piacere&nbsp;<br>la mia città, come ch’om la riprenda.<br><br>Tu te n’andrai con questo antivedere:&nbsp;<br>se nel mio mormorar prendesti errore,&nbsp;<br>dichiareranti ancor le cose vere.</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente Bonagiunta, avendo riconosciuto Dante, gli chiede se è lui quel famoso poeta che ha dato origine alle <em>nove rime</em>, ovvero il Dolce Stil novo: Dante, infatti, è, in un certo senso, ideatore di una nuova maniera di fare poesia e all’anima ne detta il concetto fondamentale:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>E io a lui: «I’ mi son un che, quando&nbsp;<br>Amor mi spira, noto, e a quel modo&nbsp;<br>ch’e’ ditta dentro vo significando»</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">ovvero</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>«Io sono uno che, quando&nbsp;<br>Amore spira dentro di me, ispirandomi, prendo nota e in quel modo&nbsp;<br>in cui egli detta, io scrivo dando un significato»</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Bonagiunta comprende cosa distingue gli Stilnovisti da lui, Iacopo da Lentini e Guittone d’Arezzo, esponenti della scuola dei siculo-toscani. Nel Canto XXVI troveremo invece altri due poeti, Guido Guinizzelli e Arnault Dorien, un provenzale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dante e Forese devono lasciarsi, perché il cammino del pellegrino è ancora lungo. I due non sanno quando si rivedranno, ma Dante sa che la Firenze che lui conosce è destinata a cadere presto e sa benissimo che non gli manca molto da vivere – ricordiamo che lui scrive la <em>Commedia</em> quando è in esilio e sa bene come sono andate le cose. Forese gli dice di non preoccuparsi perché prima, di sicuro, morirà quel maledetto di Corso Donati, suo fratello, del quale conosceremo la storia nel prossimo video.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> <em>Questi erano Forese Donati e Bonagiunta Orbicciani! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />  <br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em> </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Apofonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Astrid Stefanoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Greco]]></category>
		<category><![CDATA[apofonia]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica greca]]></category>
		<category><![CDATA[greco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos&#8217;è l&#8217;apofonia in greco? L’apofonia, detta anche alternanza vocalica o gradazione vocalica, è uno dei fenomeni fonetici più importanti in greco antico ed è presente in tutte le antiche lingue indoeuropee. Anche l’italiano, soprattutto nella coniugazione verbale, ha ereditato dal latino quell’apofonia che il latino a sua volta ha ereditato dall’indoeuropeo (ad esempio faccio/feci; devo/dobbiamo&#160;&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Cos&#8217;è l&#8217;apofonia in greco?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’apofonia, detta anche alternanza vocalica o gradazione vocalica, è uno dei fenomeni fonetici più importanti in greco antico ed è presente in tutte le antiche lingue indoeuropee. Anche l’italiano, soprattutto nella coniugazione verbale, ha ereditato dal latino quell’apofonia che il latino a sua volta ha ereditato dall’indoeuropeo (ad esempio <strong>fa</strong>ccio/<strong>fe</strong>ci; <strong>de</strong>vo/<strong>do</strong>bbiamo ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>La radice semantica</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere questo fenomeno di alternanza vocalica è necessario analizzare il concetto di <strong>radice semantica</strong>, ovvero quell’elemento minimo che non è né nome, né verbo, né un’altra parte del discorso, ma che contiene un significato di base.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo elemento minimo è caratterizzato da un’<strong>ossatura consonantica</strong>, cioè un <strong>elemento fisso</strong> detto “<strong>radice</strong>” che accomuna tutte le parole che derivano da esso. A partire dalla radice è possibile ottenere nomi, verbi, aggettivi, avverbi ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre all’ossatura consonantica della radice semantica esiste anche un <strong>elemento vocalico</strong>, che invece è <strong>variabile</strong> e che serve a classificare e a distinguere le parole che ne vengono tratte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>La variazione apofonica</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">L’apofonia è quindi una variazione vocalica che si verifica all’interno di un elemento morfologico (radice, suffisso o desinenza) ed è di <strong>rilevanza morfo-lessicale </strong>in quantodetermina importanti differenze sia sul piano morfologico (ad esempio distingue due forme all’interno della flessione di una stessa parola) sia sul piano lessicale (ad esempio permette di creare diverse parole a partire da una stessa radice).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere meglio questo fenomeno si consideri in greco l’esempio dell’idea di “generare”. L’ossatura semantica γν- trasmette il significato generale di “essere in movimento, nascere, generare, divenire” comune a tutte le parole della stessa famiglia:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>γί<strong>γν</strong>ομαι, “nasco, sono, divento”;</li><li>ἐ<strong>γεν</strong>όμην, “nacqui”;</li><li>γέ<strong>γον</strong>α, “sono nato”;</li><li><strong>γέν</strong>ος, “nascita, origine, famiglia”;</li><li><strong>γόν</strong>ος, “prole, figlio”;</li><li><strong>γνή</strong>σιος, “figlio legittimo”;</li><li><strong>γέν</strong>εσις, “generazione”;</li><li><strong>γεν</strong>έτωρ, “genitore”.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Apofonia qualitativa</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">L’apofonia viene definita “qualitativa” quando a variare è la <strong>qualità</strong>, cioè il timbro, <strong>della vocale radicale </strong>(per esempio λ<strong>έ</strong>γω, “dico” / λ<strong>ό</strong>γος, “parola, discorso”).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le diverse forme che un elemento morfologico assume in seguito all’alternanza vocalica vengono dette “<strong>gradi apofonici</strong>”. L’insieme dei gradi nei quali può presentarsi una forma soggetta ad apofonia si chiama “<strong>serie apofonica</strong>” e quando quest’ultima è completa si hanno tre gradi, ma talvolta la serie è ridotta a due gradi soltanto. Si ha dunque un’alternanza tra un grado di timbro /e/, uno di timbro /o/ e un grado zero:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>grado normale</strong> con vocale<strong> ε</strong> (es. ἐ<strong>γεν</strong>όμην);</li><li><strong>grado forte</strong> con vocale <strong>ο</strong> (es. γέγονα);</li><li><strong>grado zero</strong> o<strong> ridotto</strong> senza vocale (es. γίγνομαι).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se le vocali <strong>ε </strong>e <strong>ο </strong>sono seguite dalle semivocali <strong>ι </strong>e <strong>υ</strong>, il grado zero sarà rappresentato dalle semivocali <strong>ι </strong>e <strong>υ</strong> e quindi la gradazione sarà <strong>ει/οι/ι</strong> ed <strong>ευ/ου/υ</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece le vocali sono seguite o precedute da una sonante liquida o nasale, al grado zero la sonante si vocalizza in<strong> α</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Apofonia quantitativa</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">L’apofonia quantitativa consiste nella variazione della quantità di una vocale che mantiene lo stesso timbro. La serie apofonica completa è formata da tre gradi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>grado normale</strong> con <strong>vocale breve</strong> (es. πατέρα);</li><li><strong>grado allungato</strong> con<strong> vocale</strong> <strong>lunga</strong> (es. πατήρ);</li><li><strong>grado zero</strong> o<strong> ridotto</strong> senza vocale (es. πατρί).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia la serie può non essere completa e non presentare il grado zero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’allungamento della vocale avviene secondo lo schema seguente:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se al grado zero c’era in origine una sonante vocalica liquida o nasale, questa si può vocalizzare in <strong>α </strong>(ad esempio πατράσι).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h5 class="wp-block-heading">Apofonia con radici bisillabiche</h5>



<p class="wp-block-paragraph">In alcune radici bisillabiche l’apofonia si verifica contemporaneamente nelle due sillabe: qualitativa nella prima, quantitativa nella seconda (ad esempio γνήσιος). Le combinazioni possibili presentano almeno un grado zero in una delle due sillabe.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> <em>Questa era l&#8217;apofonia!</em> <em>Speriamo che tu possa aver trovato utile questo nostro articolo.</em><br><em>Se hai domande o commenti non esitare a scrivere qui sotto </em><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Iacopo, Bonconte e la Pia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Scuratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[bonconte da monfeltro]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[iacopo del cassero]]></category>
		<category><![CDATA[pia de&#039; tolomei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pentirsi alla fine Virgilio e Dante si sono lasciati alle spalle i pigri a pentirsi della prima balza dell’Antipurgatorio, quando, mentre camminano, alcune anime si rendono conto che Dante proietta la sua ombra, essendo ancora vivo: le anime sono tutte stupite e si accalcano presso i due viandanti, chiedendo a Dante di portare il loro&#160;&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Pentirsi alla fine</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Virgilio e Dante si sono lasciati alle spalle i pigri a pentirsi della prima balza dell’Antipurgatorio, quando, mentre camminano, alcune anime si rendono conto che Dante proietta la sua ombra, essendo ancora vivo: le anime sono tutte stupite e si accalcano presso i due viandanti, chiedendo a Dante di portare il loro nome e il loro ricordo quando ritornerà nel mondo. Queste sono le anime di coloro che furono in vita peccatori, ma, nell’ultimo istante di vita si pentirono veramente dei loro peccati. Parla Virgilio:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Questa gente che preme a noi è molta,&nbsp;<br>e vegnonti a pregar», disse ‘l poeta:&nbsp;<br>«però pur va, e in andando ascolta».<br><br>«O anima che vai per esser lieta&nbsp;<br>con quelle membra con le quai nascesti»,&nbsp;<br>venian gridando, «un poco il passo queta.<br><br>Guarda s’alcun di noi unqua vedesti,&nbsp;<br>sì che di lui di là novella porti:&nbsp;<br>deh, perché vai? deh, perché non t’arresti?</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Le anime chiedono a Dante di fermarsi, ma il maestro lo ammonisce e lo incinta a continuare il cammino, mentre ascolta le storie di queste anime. Sono tre quelli che gli rivolgono la parola: <strong>Iacopo del Cassero, Bonconte da Montefeltro e Pia de’ Tolomei</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Ond’io, che solo innanzi a li altri parlo,&nbsp;<br>ti priego, se mai vedi quel paese&nbsp;<br>che siede tra Romagna e quel di Carlo,<br><br>che tu mi sie di tuoi prieghi cortese&nbsp;<br>in Fano, sì che ben per me s’adori&nbsp;<br>pur ch’i’ possa purgar le gravi offese.</em></p></blockquote>



<h5 class="wp-block-heading">Iacopo del Cassero</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Così inizia il discorso di Iacopo del Cassero. Originario di Fano, mentre si trovava nel territorio di Padova fu raggiunto da dei sicari, inviati da Azzo d’Este. Se fosse riuscito a fuggire sul Brenta, si sarebbe salvato, ma sfortunatamente con il suo cavallo rimase impigliato nella palude e qui trovò la morte.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Bonconte da Monfeltro</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il colloquio più interessante è quello con Bonconte da Montefeltro:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Poi disse un altro: «Deh, se quel disio&nbsp;<br>si compia che ti tragge a l’alto monte,&nbsp;<br>con buona pietate aiuta il mio!<br><br>Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;&nbsp;<br>Giovanna o altri non ha di me cura;&nbsp;<br>per ch’io vo tra costor con bassa fronte».</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La storia è molto interessante. Egli fu uno della schiera dei cavalieri che colpì la guarnigione di Dante durante la battaglia di Campaldino del 1289. Durante lo scontro fu però ferito e senza il suo cavallo si allontanò dalla battaglia, ferito da una freccia al collo. Arrivato dove il fiume Archiano si getta nell’Arno trovò la morte, chiedendo aiuto alla Madonna poco prima di morire. Appena la vita sgorgò fuori da lui un demone si avvicinò al suo corpo per portare l’anima all’inferno, ma un angelo lo precedette e salvò l’anima del soldato portandola in purgatorio: il demone, arrabbiato, si lamenta del fatto che una lacrimuccia possa salvare un’anima e dunque, non essendogli rimasto altro che il copro dell’uomo, decide di farlo a pezzi e buttarlo nel fiume.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Io dirò vero e tu ‘l ridì tra’ vivi:&nbsp;<br>l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno&nbsp;<br>gridava: &#8220;O tu del ciel, perché mi privi?<br><br>Tu te ne porti di costui l’etterno&nbsp;<br>per una lagrimetta che ‘l mi toglie;&nbsp;<br>ma io farò de l’altro altro governo!&#8221;</em></p></blockquote>



<h5 class="wp-block-heading">Pia de&#8217; Tolomei</h5>



<p class="wp-block-paragraph">L’anima di Pia de’ Tolomei compare solo negli ultimi sette versi del canto, in chiave un po’ criptica in quanto non scambia una vera e propria serie di battute col pellegrino:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Deh, quando tu sarai tornato al mondo,&nbsp;<br>e riposato de la lunga via»,&nbsp;<br>seguitò ‘l terzo spirito al secondo,<br><br>«ricorditi di me, che son la Pia:&nbsp;<br>Siena mi fé, disfecemi Maremma:&nbsp;<br>salsi colui che ‘nnanellata pria&nbsp;<br><br>disposando m’avea con la sua gemma»</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La storia della Pia è molto simile a quella di Paolo e Francesca: fu uccisa in un impeto d’ira dal marito, forse per gelosia, forse per motivi politici, questo non si sa: sono numerosi gli studiosi che hanno provato a dare un’interpretazione a questi versi, ma tutti concordano su un fatto. Pia è un’anima gentile e generosa, l’unica che si rivolge con garbo ed umiltà a Dante. Il poeta, inoltre, ci fa sentire molto vicino l’esperienza dell’anima: con quel <em>ricorditi di me, che son la Pia</em>, ci sentiamo tutti in dovere di ricordarci della Pia e di tramandare la sua storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il pensiero di Dante e la struttura del Purgatorio le anime qui presenti sono destinate a rimanervi per un determinato periodo di tempo, che può essere ridotto con le preghiere dei vivi: Dante ci insegna dell’importanza del ricordo, tema che nel futuro verrà ripreso anche nei Sepolcri di Foscolo. A mantenere in vita un’anima e a permettergli un veloce viaggio in Paradiso (questo vale solo per Dante) nulla è più importante del ricordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Questi erano Iacopo, Bonconte e la Pia! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> &nbsp;<br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Catone</title>
		<link>https://www.clipnotes.it/catone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Scuratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2021 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[catone]]></category>
		<category><![CDATA[dante alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[inferno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esempio nella vita e nella morte Dopo essersi aggrappati ai peli di Lucifero e dopo aver “scalato” l’immane bestia, Dante e Virgilio proseguono il loro cammino. Superato l’Inferno, il regno del male, i due arrivano attraverso un passaggio piccolo e stretto, la natural burella, in vista della montagna del Purgatorio, che si trova nell’emisfero australe:&#160;&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Esempio nella vita e nella morte</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo essersi aggrappati ai peli di Lucifero e dopo aver “scalato” l’immane bestia, Dante e Virgilio proseguono il loro cammino. Superato l’Inferno, il regno del male, i due arrivano attraverso un passaggio piccolo e stretto, la natural burella, in vista della montagna del Purgatorio, che si trova nell’emisfero australe: per questo motivo mentre i due si tenevano stretti ai peli di Lucifero hanno percepito una sorta di “cambio di gravità”, poiché sono passati da un emisfero all’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dante e Virgilio hanno impiegato un giorno ad attraversare la valle infernale e finalmente sono ritornati all’aria aperta. Subito, però, una voce tuona dalla distanza, intimandoli di fermarsi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Chi siete voi che contro al cieco fiume&nbsp;<br>fuggita avete la pregione etterna?»,&nbsp;<br>diss’el, movendo quelle oneste piume.<br><br>«Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna,&nbsp;<br>uscendo fuor de la profonda notte&nbsp;<br>che sempre nera fa la valle inferna?<br><br>Son le leggi d’abisso così rotte?&nbsp;<br>o è mutato in ciel novo consiglio,&nbsp;<br>che, dannati, venite a le mie grotte?».</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">A parlare è Catone l’Uticense, il filosofo stoico che si oppose con la vita alla tirannide cesariana. Dante ce lo descrive:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>vidi presso di me un veglio solo,&nbsp;<br>degno di tanta reverenza in vista,&nbsp;<br>che più non dee a padre alcun figliuolo.<br><br>Lunga la barba e di pel bianco mista&nbsp;<br>portava, a’ suoi capelli simigliante,&nbsp;<br>de’ quai cadeva al petto doppia lista.</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Nipote di Catone il Censore, egli fu alleato di Pompeo durante la guerra civile. Giunta presso di lui la notizia della morte di lui, decise di recarsi a Utica con un contingente di uomini, che, stremati dalla fatica, progettavano di arrendersi a Cesare. Per Catone questo era impensabile e, dopo aver detto agli uomini di fare ciò che loro preferivano e dopo aver trascorso il suo ultimo giorno di vita pranzando e leggendo alcuni passi del Fedone sull’immortalità dell’anima, decise di suicidarsi. La morte per un filosofo stoico non era un male, anzi: era un mezzo di liberazione. Ci stupisce che Dante, essendo di fede cristiana e, dunque, aborrendo il suicidio, abbia messo Catone nel Purgatorio, per di più come suo simbolo e protettore. Il suicidio di Catone è per Dante il massimo esempio di libero arbitrio e di libertà: Virgilio, infatti, per far sì che l’anima del filosofo conceda a Dante di continuare il viaggio, dice:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Or ti piaccia gradir la sua venuta:&nbsp;<br>libertà va cercando, ch’è sì cara,&nbsp;<br>come sa chi per lei vita rifiuta.<br><br>Tu ‘l sai, ché non ti fu per lei amara&nbsp;<br>in Utica la morte, ove lasciasti&nbsp;<br>la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara</em>.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Catone, però, per quanto Virgilio gli abbia raccontato tutta la storia, di come Beatrice, Lucia e la Madonna abbiano voluto questo viaggio e il viaggio di Dante in sé, non è convinto. Allora a Virgilio resta un ultimo asso nella manica: ricordare a Catone della moglie, Marzia.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Non son li editti etterni per noi guasti,&nbsp;<br>ché questi vive, e Minòs me non lega;&nbsp;<br>ma son del cerchio ove son li occhi casti<br><br>di Marzia tua, che ‘n vista ancor ti priega,&nbsp;<br>o santo petto, che per tua la tegni:&nbsp;<br>per lo suo amore adunque a noi ti piega.<br><br>Lasciane andar per li tuoi sette regni;&nbsp;<br>grazie riporterò di te a lei,&nbsp;<br>se d’esser mentovato là giù degni».</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Catone è uno dei pochi pagani a non essere all’Inferno e dunque è separato dalla moglie. La risposta di Catone è tanto romantica quanto profondamente sentita e piena di nostalgia:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Marzia piacque tanto a li occhi miei&nbsp;<br>mentre ch’i’ fu’ di là», diss’elli allora,&nbsp;<br>«che quante grazie volse da me, fei.<br><br>Or che di là dal mal fiume dimora,&nbsp;<br>più muover non mi può, per quella legge&nbsp;<br>che fatta fu quando me n’usci’ fora.<br><br>Ma se donna del ciel ti muove e regge,&nbsp;<br>come tu di’, non c’è mestier lusinghe:&nbsp;<br>bastisi ben che per lei mi richegge.</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Catone ordina a Virgilio di lavare con l’acqua il volto di Dante per togliergli di dosso la fuliggine dell’Inferno e di legargli attorno al ventre un giunco, a mo’ di cintura. Il giunco è una pianta fondamentale all’interno di questa Cantica, in quanto esso è simbolo di umiltà. Esso si piega e non si rompe e dunque, crescendo sulle rive fertili in balia dei movimenti dell’acqua, è obbligato ad assecondarli per vivere. Per Dante l’umiltà è forse ciò che di più importante ha imparato durante il suo viaggio. Il pellegrino è il primo ad accorgersi che in vita egli varie volte ha peccato di superbia e che quindi è giunto il momento di cambiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorderete i primi versi dell’Inferno:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Nel mezzo del cammin di nostra vita<br>mi ritrovai per una selva oscura,<br>ché la diritta via era smarrita.</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, finalmente Dante ha ritrovato, finendo sull’isola del Purgatorio quella retta via, ma non ne è ancora conscio, allora Virgilio gli dà una mano:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi:&nbsp;<br>volgianci in dietro, ché di qua dichina&nbsp;<br>questa pianura a’ suoi termini bassi».<br><br>L’alba vinceva l’ora mattutina&nbsp;<br>che fuggia innanzi, sì che di lontano&nbsp;<br>conobbi il tremolar de la marina.<br><br>Noi andavam per lo solingo piano&nbsp;<br>com’om che torna a la perduta strada,&nbsp;<br>che ‘nfino ad essa li pare ire in vano.</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Questo era Catone!&nbsp;<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ulisse</title>
		<link>https://www.clipnotes.it/ulisse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Scuratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[primo levi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Considerate se questo è un uomo Uno dei Canti più famosi dell’Inferno è sicuramente il XXVI, quello di Ulisse, che viene punito, insieme con l’amico Diomede, tra i consiglieri fraudolenti, rappresentati da Dante come tante fiammelle. Ulisse e Diomede sono però racchiusi in un’unica fiamma biforcuta, infatti quando Ulisse inizia a parlare Dante scrive: Lo&#160;&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Considerate se questo è un uomo</em> </p>


<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_94172"  width="3840" height="2160"  data-origwidth="3840" data-origheight="2160" src="https://www.youtube.com/embed/UPPCOXaaw6c?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=dark&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei Canti più famosi dell’Inferno è sicuramente il XXVI, quello di <strong>Ulisse</strong>, che viene punito, insieme con l’amico Diomede, tra i<strong> consiglieri fraudolenti</strong>, rappresentati da Dante come tante fiammelle. Ulisse e Diomede sono però racchiusi in un’unica fiamma biforcuta, infatti quando Ulisse inizia a parlare Dante scrive:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Lo maggior corno de la fiamma antica&nbsp;<br>cominciò a crollarsi mormorando&nbsp;<br>pur come quella cui vento affatica</em></p><cite>Inf. XXVI, vv. 85-87</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ulisse è quindi nella parte maggiore della fiamma. Lui e Diomede si trovano lì per tre motivi: <strong>l’inganno </strong>del cavallo di Troia, che permise agli Achei di entrare nella città di Troia; il <strong>furto </strong>del Palladio, statua di Atena che non permetteva a Troia di cadere; il <strong>raggiro </strong>che permise loro di sottrarre Achille a Deidamia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come tutti sappiamo, l’unico punto debole di Achille è il suo tallone e l’oracolo aveva previsto che lui sarebbe morto in battaglia, quindi la madre, la dea Teti, lo nascose sull’isola di Sciro, travestito da donna, tra le figlie di re Licomede. Una di loro, Deidamia, si innamorò di lui. Un giorno si presentarono alla reggia del re Ulisse e Diomede con numerosi gioielli come dono per le figlie del re: tra questi gioielli, però, si nascondevano anche un’armatura, una spada e uno scudo, sui quali Achille si gettò immediatamente e venne così scoperto e portato dai due a Troia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra fu poi vinta dagli Achei e dopo vent’anni Ulisse tornò a casa, a Itaca, ma subito ripartì, insieme con i suoi compagni, oltre le colonne d’Ercole, dedicandosi a quello che lui chiama il “<strong>folle volo</strong>”. Superato l’odierno stretto di Gibilterra, dove si troverebbero geograficamente le colonne d’Ercole, la nave di Ulisse si sarebbe trovata in vista della montagna del Purgatorio, ma Dio decise che un gorgo avrebbe tirato giù e fatto affondare l’imbarcazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo “folle volo” è paragonabile all’”alto volo” di Dante, citato nel <strong>canto XXXIII del&nbsp;<em>Paradiso</em></strong>, ma in cosa essi si diversificano, se dopotutto entrambi ricercano la conoscenza? Ulisse, a differenza di Dante, non è protetto dall’amore e dalla carità di Dio, il quale permette a Dante di viaggiare nell’Aldilà e di arrivare alla Conoscenza. Ulisse, d’altro canto, non poteva conoscere Dio e infatti nel Canto è presente una <strong>sententia anacronstica</strong>. Parlando del gorgo che tira giù a picco l’imbarcazione Ulisse dice:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>com’Altrui piacque.</em></p><cite>Inf. XXVI, v. 141</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo “Altrui” si riferisce proprio a Dio, conosciuto da Ulisse soltanto dopo essere giunto all’Inferno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivo per cui tutti conosciamo il Canto di Ulisse è l’esortazione dell’eroe ai suoi compagni:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;O frati&#8221;, dissi &#8220;che per cento milia&nbsp;<br>perigli siete giunti a l’occidente,&nbsp;<br>a questa tanto picciola vigilia<br><br>d’i nostri sensi ch’è del rimanente,&nbsp;<br>non vogliate negar l’esperienza,&nbsp;<br>di retro al sol, del mondo sanza gente.</em></p><p><em>Considerate la vostra semenza:&nbsp;<br>fatti non foste a viver come bruti,&nbsp;<br>ma per seguir virtute e canoscenza&#8221;.</em></p><cite>Inf. XXVI, vv. 112 &#8211; 120</cite></blockquote>



<h5 class="wp-block-heading">Primo Levi</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Quanti di voi, invece, sono a conoscenza del fatto che questi versi furono poi ripresi da <strong>Primo Levi</strong>, all’interno del suo libro&nbsp;<strong><em>Se questo è un uomo</em>?</strong> L’incipit dell’opera è caratterizzato da una poesia che a un certo punto recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Considerate se questo è un uomo</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Si riferisce proprio al verso dantesco:&nbsp;<em>considerate la vostra semenza</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo XI del libro è poi dedicato proprio a Dante e al canto XXVI dell’<em>Inferno</em>. Durante la sua esperienza nel campo di concentramento, Primo Levi si trova a portare sulle spalle la zuppa, assieme all’amico Jean, soprannominato Pikolo. Riporto allora alcuni spezzoni del testo:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&nbsp;<em>&#8230; Ma misi me per l’alto mare aperto.</em></p><p><em>Di questo sì, di questo sono sicuro, sono in grado di spiegare a Pikolo, di distinguere perché «misi me» non è «je me mis», è molto più forte e più audace, è un vincolo infranto, è scagliare se stessi al di là di una barriera, noi conosciamo bene questo impulso. L’alto mare aperto: Pikolo ha viaggiato per mare e sa cosa vuol dire, è quando l’orizzonte si chiude su se stesso, libero diritto e semplice, e non c’è ormai che odore di mare: dolci cose ferocemente lontane.</em></p><p><em>&nbsp;&#8230; Acciò che l’uom più oltre non si metta.</em></p><p><em>«Si metta»: dovevo venire in Lager per accorgermi che è la stessa espressione di prima, «e misi me». Ma non ne faccio parte a Jean, non sono sicuro che sia una osservazione importante. Quante altre cose ci sarebbero da dire, e il sole è già alto, mezzogiorno è vicino. Ho fretta, una fretta furibonda.</em></p><p><em>Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca:</em></p><p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Considerate la vostra semenza:</em></p><p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Fatti non foste a viver come bruti,</em></p><p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma per seguir virtute e conoscenza.</em></p><p><em>Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono.</em> </p><cite>P. Levi, <em>Se questo è un uomo</em></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Levi, una volta tornato a casa, perderà totalmente la sua fede in Dio, ma qua, all’interno dell’inferno del lager, sente la Sua voce un’ultima volta e grazie alle parole di Dante ritrova la speranza. La realtà del lager è una realtà avvilente: ricordarsi il proprio nome è uno dei pochi modi per restare attaccato alla “normalità” e allora provate in qualche modo ad immaginare cosa possa significare ricordare alcuni versi della&nbsp;<em>Commedia</em>, che si presenta come la luce in fondo al tunnel.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> <em> <em>Questo era Ulisse! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em> </em></p>
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		<title>Past simple e verbi irregolari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Davì]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Oct 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
		<category><![CDATA[inglese]]></category>
		<category><![CDATA[past simple]]></category>
		<category><![CDATA[question words]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos&#8217;è il past simple, e come si usa? Past simple Il past simple è il tempo verbale che si usa di più quando parliamo di avvenimenti passati. In italiano si traduce con l’imperfetto o il passato prossimo o il passato remoto, a seconda dei casi, ma non c’è una regola fissa. Il past simple è&#160;&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Cos&#8217;è il past simple, e come si usa?</em> </p>


<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_70721"  width="3840" height="2160"  data-origwidth="3840" data-origheight="2160" src="https://www.youtube.com/embed/ExnKF7r_4FA?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=dark&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>



<h4 class="wp-block-heading">Past simple</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il past simple è il tempo verbale che si usa di più quando parliamo di avvenimenti passati. In italiano si traduce con l’imperfetto o il passato prossimo o il passato remoto, a seconda dei casi, ma non c’è una regola fissa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il past simple è seconda la forma verbale che troviamo nei paradigmi, e, al contrario del present simple, rimane sempre uguale per tutte le persone. La regola generale vuole che per costruirlo si aggiunga <strong>-ed</strong> alla forma base.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi per esempio <em>talk </em>diventa <em>talked</em>, oppure <em>rain </em>diventa <em>rained</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente, insieme alla regola abbiamo una serie di <strong>eccezioni</strong>, date dai <strong>verbi irregolari</strong>.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Verbi irregolari</h5>



<ul class="wp-block-list"><li>Se abbiamo un verbo che finisce con una <strong>vocale accentata</strong>, seguita da una <strong>consonante</strong>, quella consonante <strong>raddoppia</strong>.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi per esempio stop diventa <em>stopped</em>, swap diventa <em>swap<strong>ped</strong></em>.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>I verbi che finiscono in <strong>consonante + <em>y</em> </strong>in genere cambiano la y in i, e poi aggiungono ed.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi abbiamo <em>study </em>che diventa <em>stud<strong>ied</strong></em>, oppure <em>carry </em>che diventa <em>carr<strong>ied</strong></em>. </p>



<ul class="wp-block-list"><li>I verbi che invece finiscono in vocale + y aggiungono semplicemente ed, come <em>play </em>che diventa <em>play<strong>ed</strong></em>.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>Alcuni verbi rimangono <strong>uguali </strong>alla forma base, come <em>cut</em>, <em>set</em>, oppure <em>let</em>.</li><li>Alcuni verbi hanno il past simple diverso dalla forma base, ma <strong>uguale al participio passato</strong>, la terza voce del paradigma. <br>Un esempio sono i verbi <em>feel </em>(che diventa <em><strong>felt</strong></em>) e <em>teach </em>(che diventa <em><strong>taught</strong></em>). Tra questi c’è anche il <strong>verbo avere</strong>, che ha come paradigma <em>have, had, had</em>.</li><li>Altri verbi hanno le<strong> tre forme diverse</strong>, come <em>choose</em>, che diventa <em>chose </em>e poi <em>chosen</em>, oppure <em>break, broke, broken</em>, oppure <em>see, saw seen</em>. Tra questi abbiamo anche il <strong>verbo essere</strong>, che ha forma base <em>be </em>(e present simple am/is/are), past simple <em>was </em>(per la prima e la terza persona singolare) e <em>were </em>(per le altre), e <em>been </em>come terza voce del paradigma. <span style="text-decoration: underline;">Il verbo essere è l’unico che cambia tra le persone del past simple</span>.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è una vera e propria regola per costruire i verbi irregolari, vanno soltanto imparati, ma col tempo diventano piuttosto automatici.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Usi del past simple</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando al past simple, lo usiamo per parlare di qualcosa che è successo nel passato, se specifichiamo il momento in cui è successo. Per esempio, possiamo dire “<em>We <strong>arrived </strong>at the station at 5 pm</em>”, quindi “siamo arrivati alla stazione alle 5”, se indichiamo l’ora precisa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo usare il past simple anche senza un orario preciso, ma usando un <strong>avverbio </strong>o un’<strong>espressione</strong> per indicare un momento della giornata o della settimana, come in “he left for work <strong>a few hours ago</strong>”, cioè lui è uscito per andare a lavorare qualche ora fa. Altre espressioni di tempo che possiamo usare sono <strong>yesterday </strong>(ieri), <strong>last week/month/year</strong>, <strong>some days/months/years</strong> <strong>ago</strong>. Possiamo anche usare <strong>today </strong>o <strong>this week/month/year</strong> con il past simple, se pensiamo all’arco di tempo di cui parliamo come a qualcosa di finito, passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio: possiamo dire “<em>I didn’t go to school today</em>” se vogliamo dire “non sono andato a scuola oggi”, intendendo che non c’è possibilità che vi andremo nel corso della giornata; potrebbe essere quindi una frase detta nel pomeriggio, quando ormai l’orario delle lezioni è finito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Usiamo il past simple anche per indicare situazioni che sono esistite per molto tempo, ma che ora non ci sono più, come in “<em>when I was younger I <strong>played </strong>football</em>”, o “<em>he <strong>lived </strong>in Paris when he was twenty</em>”. Importante in questo caso è che la situazione di cui stiamo parlando non sia più esistente, altrimenti non useremmo il past simple.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vogliamo fare una <strong>domanda </strong>riferita al passato, per esempio per chiedere “sei andato a scuola ieri?” usiamo <strong><em>did </em></strong>come <strong>ausiliare</strong>, esattamente come faremmo al presente usando do.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va ricordata la<strong> struttura della frase</strong>, che nella domanda diventa <strong>did + soggetto + verbo alla forma base, seguito dal resto della frase.</strong> Il nostro esempio quindi si traduce con “<em>Did you go to school yesterday?</em>”. A questa domanda, se la <strong>risposta </strong>è <strong>affermativa</strong>, si può rispondere o in modo completo, con “Yes, I went to school yesterday”, oppure con “Yes, I did”, in forma breve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la risposta che vogliamo dare è <strong>negativa </strong>possiamo usare invece “I did not go to school yesterday”, dove did not viene contratto in didn’t nel parlato, oppure usare la forma breve “No, I didn’t”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamo che le domande funzionano nello stesso modo anche se prima di did aggiungiamo una <strong>question word</strong>, cioè <strong><em>when </em></strong>(quando), <strong><em>where </em></strong>(dove), <strong><em>why </em></strong>(perché), <strong><em>who </em></strong>(chi), <strong><em>what</em></strong> (cosa) o <strong><em>how </em></strong>(come).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, se vogliamo chiedere “dove sei andato in vacanza l’anno scorso?” chiediamo “<em>where did you go on holiday last</em> <em>year?</em>”. A questa domanda rispondiamo con <em>I went</em>, seguito da <em>to </em>e il luogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda gli avverbi e le indicazioni di tempo, queste si possono mettere a inizio o fine frase. È quindi uguale dire “<em>I went to the cinema yesterday</em>” e “<em>Yesterday I went to the cinema</em>”, l’unica cosa che cambia è dove vogliamo mettere l’enfasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Questo era il past simple! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em><br> </p>
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		<title>Farinata degli Uberti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Scuratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[dante alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[farinata degli uberti]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[guelfi e ghibellini]]></category>
		<category><![CDATA[inferno]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[virgilio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guelfi e Ghibellini Contesto Nel Canto IX dell’Inferno&#160;durante il loro viaggio si trovano presso le mura della città di Dite: queste sono protette da dei demoni che iniziano ad arrabbiarsi alla vista di Dante. Virgilio dice al poeta di fermarsi e che egli andrà a parlare con quei mostri, essendo lui un’anima, chiedendo loro di&#160;&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Guelfi e Ghibellini</em></p>


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<h4 class="wp-block-heading">Contesto</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Canto IX dell’<em>Inferno</em>&nbsp;durante il loro viaggio si trovano presso le mura della città di Dite: queste sono protette da dei demoni che iniziano ad arrabbiarsi alla vista di Dante. Virgilio dice al poeta di fermarsi e che egli andrà a parlare con quei mostri, essendo lui un’anima, chiedendo loro di lasciarli passare. Poco dopo Virgilio ritorna con una risposta negativa e la tristezza pervade i due viandanti. Le tre Furie iniziano ad urlare e invocano Medusa, il cui sguardo è in grado di pietrificare ogni essere vivente: Virgilio dice a Dante di non guardare perché sicuramente sarebbe rimasto vittima di quel potere, essendo lui ancora vivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La tensione viene allentata dall’arrivo di un messo celeste che con una bacchetta magica scaccia i demoni e apre le porte della città, per poi sparire. Dante e Virgilio entrano in questo luogo dove vengono puniti gli eretici, condannati a bruciare all’interno delle tombe in misura minore o maggiore a seconda della gravità dell’eresia professata.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Gli epicurei</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Muovendosi tra le tombe Dante e Virgilio giungono tra gli epicurei: essi sono qui puniti in quanto, secondo la dottrina di Epicuro, filosofo greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C., l’anima è mortale. Tra questi è punito Farinata degli Uberti, che, sentendo la cadenza toscana, e per di più fiorentina, delle parole di Dante, lo chiama a sé. Farinata non visse contemporaneamente a Dante, morì addirittura un anno prima della sua nascita, ma i due sono acerrimi rivali.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Guelfi e Ghibellini</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Firenze, così come la maggior parte delle città italiane, nel Medioevo era duramente colpita da lotte intestine alla cittadinanza tra guelfi e ghibellini: i primi erano fedeli sostenitore del Papa, i secondi dell’Imperatore. Come nacque però questo scontro? “Guelfo” deriverebbe dal germanico “<em>Welff</em>”, letteralmente “sostenitore di Guelfo”, invece “ghibellino” da “<em>Waiblingen</em>”, tradotto “sostenitore dei signori di&nbsp;<em>Waibling</em>”; questi nomi furono poi italianizzati in “guelfi” e “ghibellini”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa c’entrano questi signori delle terre teutoniche con l’Italia? Dopo la morte di Enrico V in Germania ci furono delle lotte per la successione al trono. Da una parte v’erano i discendenti di Guelfo, duca di Baviera, imparentati dapprima con la casata Sveva, dappoi divenuti loro nemici da quando Enrico il Nero tradì il genero Federico II di Svevia, appoggiandosi alla fazione ecclesiastica tedesca e rendendo possibile l’elezione a re di Germania di Lotario, candidato dai vescovi tedeschi e dalla Chiesa di Roma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altra gli Hohenstaufen, signori di&nbsp;<em>Waibling</em>&nbsp;e ostili alla supremazia papale, diretti eredi di Enrico V. Questi nomi furono poi usati per indicare i sostenitori del Papa e quelli dell’Imperatore del Sacro Romano Impero. Successivamente, però, nella fazione dei guelfi si aprì una spaccatura, tra guelfi neri e bianchi: i primi totalmente legati al papato e fautori delle sue mire egemoniche ed economiche, i secondi fautori di una maggiore indipendenza dal potere temporale della Chiesa e capaci, in certe situazioni, di strizzare l’occhio all’Imperatore: di questi faceva parte Dante.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Farinata degli Uberti</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Farinata degli Uberti, al secolo Manente degli Uberti e chiamato “Farinata” per via dei capelli biondi, era figlio di Jacopo degli Uberti, uno dei maggiori esponenti della fazione ghibellina di Firenze; già citato da Dante nel Canto VI ora viene incontrato. Egli si erge dalla tomba dalla cintola in su e inizia un vero e proprio scontro verbale con Dante. Nel tempo della narrazione siamo nel 1300, anno del Giubileo indetto da Bonifacio VIII; a comandare su Firenze sono i guelfi e i ghibellini sono stati mandati in esilio. Dante, vantandosi ancora della sua condizione di cittadino di Firenze, ironizza su questo fatto, ma Farinata lo riprende subito, affermando che anche lui, di lì a poco, avrebbe provato l’esilio:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Ma non cinquanta volte fia raccesa&nbsp;<br>la faccia de la donna che qui regge,&nbsp;<br>che tu saprai quanto quell’arte pesa.</em></p><cite>Inf. X, vv. 79-81</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Dante è conscio dell’estrazione sociale dell’anima davanti a lui e lo stesso Virgilio lo esorta a parlargli in maniera nobile:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>E l’animose man del duca e pronte&nbsp;<br>mi pinser tra le sepulture a lui,&nbsp;<br>dicendo: «Le parole tue sien conte».</em></p><cite>Inf. X, vv. 36-39</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre Dante sa bene che Farinata, seppur della fazione nemica, è un uomo onesto e soprattutto un vero cittadino di Firenze: il 4 settembre 1260 si tenne la battaglia di Montaperti tra i fiorentini, guelfi, e i senesi, ghibellini, nelle cui file militavano anche gli esuli ghibellini fiorentini e Farinata tra di loro: Siena vinse la battaglia e subito dopo si tenne la famosa dieta di Empoli, durante la quale tutti furono d’accordo nel distruggere Firenze fino alle fondamenta, ma Farinata si oppose a viso aperto e riuscì a salvare la città. Farinata morì poi nel 1264 e nel 1283 i Fiorentini riesumarono il suo corpo e quello della moglie per portarli in giudizio accusandoli di eresia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il discorso di Farinata si conclude con l’anima dell’eretico che spiega a Dante che i morti sono in grado di prevedere il futuro, ma di non essere consci di ciò che è accaduto nel tempo recente nell’aldiquà. Un esempio è Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido Cavalcante, che interrompe il dialogo tra i due fiorentini, chiedendo a Dante come stia il figlio. Guido è ancora vivo, ma Dante, nel parlare a Cavalcante, usa un verbo al passato e l’uomo crede che il figlio sia morto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>E io a lui: «Da me stesso non vegno:&nbsp;<br>colui ch’attende là, per qui mi mena&nbsp;<br>forse cui Guido vostro ebbe a disdegno».</em></p><p><em>[…]</em></p><p><em>Di subito drizzato gridò: «Come?&nbsp;<br>dicesti &#8220;elli ebbe&#8221;? non viv’elli ancora?&nbsp;<br>non fiere li occhi suoi lo dolce lume?».&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em></p><cite>Inf. X, vv. 61-63 e 67-69</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Farinata ha predetto il futuro di Dante e il Sommo Poeta è triste: Virgilio allora lo rassicura ricordandogli di Beatrice e dell’amore di Dio e i due riprendono il loro cammino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Questo era Farinata degli Uberti! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <br>Speriamo che questo nostro articolo ti sia stato utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Paolo e Francesca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Scuratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[dante alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[inferno]]></category>
		<category><![CDATA[paolo e francesca]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Il peccato d&#8217;amore</em></p>


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<p class="wp-block-paragraph">Chi tra di noi non conosce la storia d’amore di Paolo e Francesca, due amanti colti in flagrante dal marito di lei e uccisi? A raccontarci la loro storia è proprio Dante, o meglio: lui mette per iscritto ciò che gli racconta Francesca, mentre Paolo piange. Dante e Virgilio a un certo punto del loro viaggio si trovano davanti a un vortice di anime, Dante ne è spaventato, ma vorrebbe sapere qualcosa di più, allora la sua guida gli consiglia di domandare a qualcuna di quelle anime, tra le quali troviamo non solo i due protagonisti di cui parleremo tra poco, ma anche personaggi storici, come Didone o Cleopatra. I due amanti, stretti in un abbraccio, si liberano per qualche tempo dalla forza del vortice e si avvicinano a Dante e con lui Francesca si sfoga.</p>



<h5 class="wp-block-heading">La storia</h5>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di Paolo e Francesca non è stata inventata da Dante, non è uno sceneggiato campato in aria: la vicenda dei due è verissima! In Romagna v’erano due famiglie altolocate, i da Polenta, famiglia di Francesca, e i Malatesta, famiglia di Paolo: le due famiglie erano in continua lotta, proprio come quelle di Romeo e Giulietta, e quindi decidono di combinare un matrimonio, quello tra Francesca e Gianciotto, fratello di Paolo. Successivamente Francesca e Paolo s’invaghirono l’uno dell’altra e quando il fratello lo scoprì li uccise entrambi, forse più per motivi politici che per gelosia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune versioni della storia affermano che Francesca si sarebbe dovuta sposare con Paolo e che poi alla fine lo sposo fu “sostituito” dal fratello, cosa poco probabile poiché Paolo era già sposato. Dante racconta che un giorno i due si ritrovarono a leggere insieme le gesta di Lancillotto, cavaliere della tavola rotonda e amico di Re Artù, innamorato della moglie del proprio sire, ovvero Ginevra. Quando arrivarono a leggere del bacio tra Lancillotto e Ginevra anche i due protagonisti della nostra storia si lasciarono pervadere dalla passione amorosa.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Il testo</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Leggiamolo ora con le parole di Dante:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Noi leggiavamo un giorno per diletto<br>di Lancialotto come amor lo strinse;<br>soli eravamo e sanza alcun sospetto.</em></p><p><em>Per più fïate li occhi ci sospinse<br>quella lettura, e scolorocci il viso;<br>ma solo un punto fu quel che ci vinse.</em> </p><p><em>Quando leggemmo il disïato riso<br>esser basciato da cotanto amante,<br>questi, che mai da me non fia diviso,</em></p><p><em>la bocca mi basciò tutto tremante.<br>Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:<br>quel giorno più non vi leggemmo avante&#8221;.</em></p><cite>Inf. V, vv. 127 &#8211; 138</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">I due, come ho già ricordato prima, poi furono scoperti da Gianciotto, fratello di Paolo, che, in un impeto d’ira, li uccise entrambi: se Paolo e Francesca sono destinati a restare tra i lussuriosi in un vortice che li spinge come la passione amorosa li ha spinti in vita, invece Gianciotto è destinato alla Caina, la prima delle quattro zone in cui è diviso il nono cerchio dell’Inferno, dove vengono puniti i traditori dei parenti:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Caina attende chi a vita ci spense.</em></p><cite>Inf. V, v. 107</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Conosciamo bene Dante e sappiamo che è il primo ad attaccare violentemente le anime dannate dell’Inferno, ma non fa così con i due: Paolo e Francesca destano in lui tanta compassione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È davvero possibile che un sentimento così nobile come l’amore possa portare al peccato e alla dannazione? Dante non è poi così tanto contrario al fatto che i due siano amanti, finché tra i due non intercorrono rapporti sessuali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Dante, dopotutto, ama due donne: ama sua moglie, Gemma Donati, dalla quale ebbe almeno tre figli – dico almeno perché non sappiamo se qualcuno morì in giovane età o subito dopo il parto -, ma allo stesso tempo ama profondamente Beatrice, il suo primo vero grande amore. Sicuramente Dante è un po’ strano ai nostri occhi: se la persona che ci piace è in “fin-troppo-buoni rapporti” con qualcun altro, monta dentro di noi una grande gelosia, invece Dante scrive cose che a noi paiono antitetiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrive Dante nella <em>Vita nova</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Tanto gentile e tanto onesta pare<br>la donna mia quand&#8217;ella altrui saluta,<br>ch&#8217;ogne lingua deven tremando muta,<br>e li occhi no l&#8217;ardiscon di guardare.</em></p><cite>Vita Nova, Cap. XXVI</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> <em>Questi erano Paolo e Francesca! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em>  </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La missione di Dante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Scuratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[dante alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[virgilio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perchè studiare la Divina Commedia? Dante Alighieri Esattamente 700 anni fa, nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, moriva Dante Alighieri, il Sommo Poeta, il padre della lingua italiana. Nato tra maggio e giugno del 1265 a Firenze, città già al tempo rovinata dagli scontri intestini tra guelfi, sostenitori del papa, e&#160;&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Perchè studiare la Divina Commedia?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>


<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_88257"  width="3840" height="2160"  data-origwidth="3840" data-origheight="2160" src="https://www.youtube.com/embed/oK98nACKFyU?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=dark&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>



<h4 class="wp-block-heading">Dante Alighieri</h4>



<p class="wp-block-paragraph"> Esattamente 700 anni fa, nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, moriva Dante Alighieri, il Sommo Poeta, il padre della lingua italiana. Nato tra maggio e giugno del 1265 a Firenze, città già al tempo rovinata dagli scontri intestini tra guelfi, sostenitori del papa, e ghibellini, sostenitori dell’imperatore, Dante fu non solo poeta, ma anche soldato. Combatté infatti contro gli Aretini a Campaldino nel 1289, e politico: fu proprio questa attività, in un certo senso, a salvargli la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1300 a governare su Firenze v’erano i guelfi bianchi e Dante fece approvare un provvedimento che portò all’esilio di otto guelfi neri e sette bianchi, attirandosi l’odio di quelli e la diffidenza di questi. Bonifacio VIII mandò allora come paciere, ma in realtà il suo obiettivo era quello di “conquistare” Firenze, Carlo di Valois, re di Francia. Dante decise di partire con una delegazione verso Roma per distogliere il papa dalle sue mire egemoniche. I guelfi neri aprirono le porte a Carlo di Valois che diede a questa fazione il controllo della città. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dante iniziò quindi ad organizzare gli esuli: i guelfi bianchi stipularono una sorta di pace coi ghibellini per potersi riappropriare di Firenze. Fu l’imperatore Arrigo (o Enrico) VII a dar fiducia a Dante per un possibile ritorno a Firenze. Dante, qualora fosse tornato in città, sarebbe incappato in morte certa, in quanto ritenuto colpevole di baratteria e malaffare e accusato in contumacia. Un aiuto da parte dell’imperatore stesso avrebbe reso più che probabile il ritorno degli esuli, ma l’imperatore morì e così i sogni di Dante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Sommo Poeta iniziò così a viaggiare per l’Italia, visitando corti e palazzi, e proprio durante l’esilio scrisse la sua grande opera, la <em>Commedia</em>.</p>



<h5 class="wp-block-heading">La Commedia</h5>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>Commedia</em> è l’Opera della letteratura italiana, oggi conosciuta come <em>Divina Commedia</em>; l’epiteto “divina” fu dato da uno dei primi commentatori dell’opera dantesca, Boccaccio, che la descrisse in questa maniera non solo per i temi trattati, ma anche per lo stile, praticamente perfetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Essa è divisa in tre grandi “parti”, che prendono il nome di “cantiche”: l’inferno, il Purgatorio e il Paradiso; ciascuna di esse è poi divisa in 33 “capitoli”, chiamati “<strong>canti</strong>”, ad eccezione della prima, l’Inferno, che ne contiene 34, in quanto il primo canto si configura come una sorta di proemio dell’opera. Per quanto la trama dell’opera possa essere anche abbastanza semplice (Dante che, persosi nella selva oscura, deve raggiungere, attraversando Inferno e Purgatorio, il Paradiso e Dio), tuttavia la sua struttura è assai complessa: tra gironi infernali, balze del monte del Purgatorio e cieli del Paradiso, Dante realizza una vera è propria compartimentazione dell’Aldilà cristiano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dante si fa portatore di tutti i mali e di tutti i peccati degli uomini, affinché possano essere espiati davanti a Dio. La Commedia racconta non solo la strada dell’uomo verso Dio, ma anche il cammino degli uomini per ottenere la felicità, che, ad onor del vero, al tempo di Dante coincideva con Dio stesso. Proprio in questa maniera, ovvero “il cammino dell’uomo verso la felicità”, descrive la “retta via” persa da Dante uno dei primi commentatori; non Boccaccio, ma uno dei figli di Dante, Pietro Alighieri.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Incipit</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Proviamo dunque a riassumere l’inizio della storia di Dante nell’Aldilà. Uscito dalla “selva oscura” Dante si trova davanti a un colle che lo porterebbe direttamente di fronte a Dio, ma esso è protetto da tre fiere: la lonza dalla “<em>gaetta pelle</em>”, simbolo di lussuria; il leone, simbolo di superbia; la lupa, simbolo di avarizia e cupidigia. Spaventato da queste tre bestie, Dante non riesce a salire il monte ed ecco che gli si avvicina un’anima, quella di Virgilio, che Dante definisce <em>lo mio maestro e ’l mio autore</em>. Virgilio gli racconta che è stato mandato a lui da Beatrice, donna amata da Dante e morta giovane, che a sua volta fu pregata dalla Madonna e da Santa Lucia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il perché Beatrice sia stata mandata da Maria è abbastanza chiaro, ma cosa c’entra Santa Lucia? Si racconta che Dante, per una malattia che aveva avuto da bambino, fosse assai devoto alla figura della Santa, che lui pregava in continuazione: a ciò, nella <em>Commedia</em>, si aggiunge che la sfera sensoriale maggiormente presente è quella della vista, con numerosi rimandi al termine “occhi”, spesse volte chiamati “luci”, che da una parte è un latinismo, dall’altra è ciò che gli occhi vedono: appunto, la luce. I due allora si mettono in cammino. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraversati gli ignavi, coloro che non si sono mai esposti in vita per non doverne subire le conseguenze, e dopo aver obbligato Caronte ad accompagnarli oltre il fiume Acheronte, i due arrivano nel primo cerchio dell’Inferno, il Limbo. Qui si trovano i non battezzati: proprio da qua giunge Virgilio e vi risiedono tutte quelle anime che non hanno potuto vedere l’arrivo di Cristo, molti pagani infatti sono qua: molti, non tutti, perché ne troveremo alcuni in Paradiso. Questi non sono veri e propri dannati, ma sperimentano anch’essi la pena del “contrappasso”: le anime all’Inferno subiscono infatti una pena opposta al peccato che hanno commesso in vita. Gli unici “dannati” che non subiscono un contrappasso fisico sono proprio loro, le anime del limbo, che ne subiscono uno di tipo psicologico; esse, infatti, “vivono” nel desiderio di conoscere Dio e la consapevolezza che mai potranno. Il viaggio di Dante è così iniziato. </p>



<h5 class="wp-block-heading">Il viaggio di Dante</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Dante incontrerà anime di ogni tipo, dannate e beate, uomini e donne, del suo tempo e di tempi antichi, anche anime mitiche, come quella di Ulisse. Verrà accompagnato da Virgilio, da Stazio (un altro poeta della letteratura latina), da Beatrice e, negli ultimi canti del Paradiso, da San Bernardo. S’imbatterà in anime amiche e nemiche, e anche in quella del suo trisavolo, che gli racconterà la propria storia e quella della sua famiglia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma noi, leggendo la <em>Commedia</em> dobbiamo tenere ben presente questo: una commedia è una storia che inizia male e che finisce bene, ma soprattutto, anticamente, le commedie, a differenza delle tragedie, non parlavano di eroi e dei, bensì parlavano dell’uomo, di un essere mortale, ricco sì in virtù, ma soprattutto in vizi. L’Inferno è pieno di anime che hanno abbandonato la “retta via”, che si sono perse, che hanno detto “Non ce l’ha fatta lui, devo farcela io?&#8221;. In Purgatorio troviamo, invece, coloro che in vita ci hanno provato, non ci sono riusciti del tutto, devono ancora espiare qualche peccato, ma sicuramente, superati tutti gli ostacoli raggiungeranno quelle altre anime che ce l’hanno già fatta e che sono in Paradiso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è il viaggio di Dante se non la descrizione della vita dell’uomo, che, superati gli ostacoli che si pongono tra lui e i suoi obiettivi, riesce finalmente ad agguantarli?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamoci cosa dice Brunetto Latini a Dante: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto</em>.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Questa era l&#8217;introduzione sulla Divina Commedia! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em> </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Conditional Sentences</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Davì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[conditional sentences]]></category>
		<category><![CDATA[first conditional]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica inglese]]></category>
		<category><![CDATA[periodo ipotetico]]></category>
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		<category><![CDATA[zero conditional]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono e come si usano le conditional sentences? Conditional sentences Le conditional sentences sono periodi ipotetici, cioè frasi in cui viene presentata un’azione e la condizione a cui questa si verifica. Il periodo ipotetico è quel tipo di frase che in italiano è strutturato così: se succede qualcosa, allora succede qualcos’altro. In inglese si&#160;&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Cosa sono e come si usano le conditional sentences? </em></p>


<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_37472"  width="3840" height="2160"  data-origwidth="3840" data-origheight="2160" src="https://www.youtube.com/embed/nTu3xFAss-4?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=dark&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>



<h4 class="wp-block-heading">Conditional sentences</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le conditional sentences sono periodi ipotetici, cioè frasi in cui viene presentata un’azione e la condizione a cui questa si verifica. Il periodo ipotetico è quel tipo di frase che in italiano è strutturato così: se succede qualcosa, allora succede qualcos’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In inglese si distinguono 4 tipi di periodo ipotetico:  zero, first, second e third conditional.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Zero conditional</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Lo zero conditional è quello che usiamo quando parliamo di situazioni reali, che si verificano sempre. Per esempio, se diciamo la frase “<em>if you <strong>freeze </strong>water, it <strong>becomes </strong>ice”</em>, cioè &#8220;se congeli l’acqua, diventa ghiaccio&#8221; parliamo di qualcosa che possiamo considerare sempre vero. In questo caso, la struttura del periodo è<strong> if + verbo al simple present</strong>, accompagnato dal <strong>simple present</strong> anche nella <strong>reggente</strong>. Facciamo un altro esempio: </p>



<p class="wp-block-paragraph">“se mescoli rosso e giallo ottieni l’arancione” sarà: &#8220;<em>if you <strong>mix </strong>red and yellow, you <strong>get </strong>orange</em>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alle verità, si usa lo zero conditional per dare <em>istruzioni</em>. Per esempio, possiamo dire “se qualcuno telefona, di’ che sono impegnato” usando la frase “<em>if anyone <strong>calls</strong>, tell them I <strong>am </strong>busy</em>”.</p>



<h5 class="wp-block-heading">First conditional </h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il first conditional si usa invece per parlare di situazioni future e possibili. Si costruisce usando <strong>if + il present simple</strong>, e nella reggente il <strong>futuro con will </strong>(will + forma base del verbo). Per esempio, se diciamo “se supero l’esame festeggerò” diciamo “<em>if I <strong>pass </strong>the exam I <strong>will celebrate</strong></em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso la frase sia <strong>negativa</strong>, se teniamo gli stessi verbi la struttura sarà if + present simple, ma alla forma negativa, seguito da <strong>won’t + forma base</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi <em>If I <strong>don’t pass </strong>the exam, I<strong> won’t celebrate</strong>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione: ricordiamoci sempre che nella subordinata, quindi nella parte di frase che contiene if, non usiamo mai will, neanche se stiamo parlando di futuro.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Second conditional </h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il second conditional è quello che in italiano definiamo “periodo ipotetico della possibilità”. Ci parla di situazioni non reali, cioè non esistenti, ma che potrebbero accadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio possiamo dire: &#8220;se glielo chiedessi, lui mi aiuterebbe&#8221;. In questo caso la frase si costruisce con <strong>if + past simple</strong>, seguito da <strong>would + forma base</strong>. Il nostro esempio diventa quindi &#8220;<em>if I <strong>asked </strong>him, he <strong>would help</strong> me</em>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla forma negativa la stessa frase manterrà la struttura precedente, cambiando il present simple nella sua forma negativa e usando <strong>won’t + forma base</strong>. Sarà quindi: &#8220;<em>If I <strong>didn’t ask</strong> him, he<strong> wouldn’t help</strong> me&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendiamo l’esempio dell’esame: se la frase fosse “se passassi l’esame, festeggerei”, come diventerebbe la nostra frase? La struttura userà un second conditional, quindi <em>if + past simple</em>, seguito da <em>would + forma base.</em> Dopo la controlliamo insieme, ora provate a tradurla da soli, mettendo in pausa il video. Avete fatto? La frase diventa: &#8220;<em>If I <strong>passed </strong>the exam, I <strong>would celebrate</strong></em>&#8220;. Al <strong>negativo</strong>, quindi “se non passassi l’esame, non festeggerei” è invece “<em>If I didn’t pass the exam, I <strong>wouldn’t celebrate</strong></em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo anche strutturare la stessa frase come una domanda, per esempio: se passassi l’esame, festeggeresti? In questo caso diventa “<em>if you passed the exam,<strong> would you celebrate</strong>?</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È bene ricordare che possiamo usare il second conditional anche per fare delle richieste, in modo educato. Per esempio “<em>would it be fine if I opened the window?</em>” per chiedere “andrebbe bene se aprissi la finestra?”.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Third conditional</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Per ultimo vediamo il third conditional, che usiamo per parlare di un evento passato che non si è verificato, e delle conseguenze che questo ha. In italiano si chiama periodo ipotetico dell’impossibilità. Usiamo come esempio questa frase: &#8220;se me l’avessi chiesto, ti avrei aiutato&#8221;. Il significato implicito in questa frase è che nel passato, la persona di cui stiamo parlando non ci ha chiesto aiuto, e quindi non l’abbiamo aiutata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il third conditional si struttura così:<strong> if + past perfect</strong>, seguito da<strong> would + have + participio passato.</strong> Quindi, “se me l’avessi chiesto, ti avrei aiutato” diventa “<em>if you <strong>had asked</strong> me, I <strong>would have helped</strong> you</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso usiamo questo tipo di periodo ipotetico per parlare di rimpianti, quindi per esempio potremmo dire “se avessi studiato di più, avrei superato il test”. Questo si traduce con “<em>if I <strong>had studied</strong> harder, I <strong>would have passed</strong> the test</em>”, e implica che non ho studiato abbastanza, e quindi non ho superato il test.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendiamo ancora l’esempio di prima dell’esame, e facciamone un third conditional. Vogliamo quindi dire “se avessi passato l’esame, avrei festeggiato”. La nostra frase sarebbe: “<em>If I <strong>had passed</strong> the exam, I <strong>would have celebrated</strong></em>”. Anche in questo caso la frase ci dice che la condizione non si è avverata, perciò io non ho superato l’esame e quindi non ho festeggiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Queste erano le conditional sentences! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>Speriamo che questo articolo ti sia utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.</em></p>



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