Farinata degli Uberti

Farinata degli Uberti

Guelfi e Ghibellini

Contesto

Nel Canto IX dell’Inferno durante il loro viaggio si trovano presso le mura della città di Dite: queste sono protette da dei demoni che iniziano ad arrabbiarsi alla vista di Dante. Virgilio dice al poeta di fermarsi e che egli andrà a parlare con quei mostri, essendo lui un’anima, chiedendo loro di lasciarli passare. Poco dopo Virgilio ritorna con una risposta negativa e la tristezza pervade i due viandanti. Le tre Furie iniziano ad urlare e invocano Medusa, il cui sguardo è in grado di pietrificare ogni essere vivente: Virgilio dice a Dante di non guardare perché sicuramente sarebbe rimasto vittima di quel potere, essendo lui ancora vivo.

La tensione viene allentata dall’arrivo di un messo celeste che con una bacchetta magica scaccia i demoni e apre le porte della città, per poi sparire. Dante e Virgilio entrano in questo luogo dove vengono puniti gli eretici, condannati a bruciare all’interno delle tombe in misura minore o maggiore a seconda della gravità dell’eresia professata.

Gli epicurei

Muovendosi tra le tombe Dante e Virgilio giungono tra gli epicurei: essi sono qui puniti in quanto, secondo la dottrina di Epicuro, filosofo greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C., l’anima è mortale. Tra questi è punito Farinata degli Uberti, che, sentendo la cadenza toscana, e per di più fiorentina, delle parole di Dante, lo chiama a sé. Farinata non visse contemporaneamente a Dante, morì addirittura un anno prima della sua nascita, ma i due sono acerrimi rivali.

Guelfi e Ghibellini

Firenze, così come la maggior parte delle città italiane, nel Medioevo era duramente colpita da lotte intestine alla cittadinanza tra guelfi e ghibellini: i primi erano fedeli sostenitore del Papa, i secondi dell’Imperatore. Come nacque però questo scontro? “Guelfo” deriverebbe dal germanico “Welff”, letteralmente “sostenitore di Guelfo”, invece “ghibellino” da “Waiblingen”, tradotto “sostenitore dei signori di Waibling”; questi nomi furono poi italianizzati in “guelfi” e “ghibellini”.

Cosa c’entrano questi signori delle terre teutoniche con l’Italia? Dopo la morte di Enrico V in Germania ci furono delle lotte per la successione al trono. Da una parte v’erano i discendenti di Guelfo, duca di Baviera, imparentati dapprima con la casata Sveva, dappoi divenuti loro nemici da quando Enrico il Nero tradì il genero Federico II di Svevia, appoggiandosi alla fazione ecclesiastica tedesca e rendendo possibile l’elezione a re di Germania di Lotario, candidato dai vescovi tedeschi e dalla Chiesa di Roma.

Dall’altra gli Hohenstaufen, signori di Waibling e ostili alla supremazia papale, diretti eredi di Enrico V. Questi nomi furono poi usati per indicare i sostenitori del Papa e quelli dell’Imperatore del Sacro Romano Impero. Successivamente, però, nella fazione dei guelfi si aprì una spaccatura, tra guelfi neri e bianchi: i primi totalmente legati al papato e fautori delle sue mire egemoniche ed economiche, i secondi fautori di una maggiore indipendenza dal potere temporale della Chiesa e capaci, in certe situazioni, di strizzare l’occhio all’Imperatore: di questi faceva parte Dante.

Farinata degli Uberti

Farinata degli Uberti, al secolo Manente degli Uberti e chiamato “Farinata” per via dei capelli biondi, era figlio di Jacopo degli Uberti, uno dei maggiori esponenti della fazione ghibellina di Firenze; già citato da Dante nel Canto VI ora viene incontrato. Egli si erge dalla tomba dalla cintola in su e inizia un vero e proprio scontro verbale con Dante. Nel tempo della narrazione siamo nel 1300, anno del Giubileo indetto da Bonifacio VIII; a comandare su Firenze sono i guelfi e i ghibellini sono stati mandati in esilio. Dante, vantandosi ancora della sua condizione di cittadino di Firenze, ironizza su questo fatto, ma Farinata lo riprende subito, affermando che anche lui, di lì a poco, avrebbe provato l’esilio:

Ma non cinquanta volte fia raccesa 
la faccia de la donna che qui regge, 
che tu saprai quanto quell’arte pesa.

Inf. X, vv. 79-81

Dante è conscio dell’estrazione sociale dell’anima davanti a lui e lo stesso Virgilio lo esorta a parlargli in maniera nobile:

E l’animose man del duca e pronte 
mi pinser tra le sepulture a lui, 
dicendo: «Le parole tue sien conte».

Inf. X, vv. 36-39

Inoltre Dante sa bene che Farinata, seppur della fazione nemica, è un uomo onesto e soprattutto un vero cittadino di Firenze: il 4 settembre 1260 si tenne la battaglia di Montaperti tra i fiorentini, guelfi, e i senesi, ghibellini, nelle cui file militavano anche gli esuli ghibellini fiorentini e Farinata tra di loro: Siena vinse la battaglia e subito dopo si tenne la famosa dieta di Empoli, durante la quale tutti furono d’accordo nel distruggere Firenze fino alle fondamenta, ma Farinata si oppose a viso aperto e riuscì a salvare la città. Farinata morì poi nel 1264 e nel 1283 i Fiorentini riesumarono il suo corpo e quello della moglie per portarli in giudizio accusandoli di eresia.

Il discorso di Farinata si conclude con l’anima dell’eretico che spiega a Dante che i morti sono in grado di prevedere il futuro, ma di non essere consci di ciò che è accaduto nel tempo recente nell’aldiquà. Un esempio è Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido Cavalcante, che interrompe il dialogo tra i due fiorentini, chiedendo a Dante come stia il figlio. Guido è ancora vivo, ma Dante, nel parlare a Cavalcante, usa un verbo al passato e l’uomo crede che il figlio sia morto.

E io a lui: «Da me stesso non vegno: 
colui ch’attende là, per qui mi mena 
forse cui Guido vostro ebbe a disdegno».

[…]

Di subito drizzato gridò: «Come? 
dicesti “elli ebbe”? non viv’elli ancora? 
non fiere li occhi suoi lo dolce lume?».    

Inf. X, vv. 61-63 e 67-69

Farinata ha predetto il futuro di Dante e il Sommo Poeta è triste: Virgilio allora lo rassicura ricordandogli di Beatrice e dell’amore di Dio e i due riprendono il loro cammino.

Questo era Farinata degli Uberti! 🙂
Speriamo che questo nostro articolo ti sia stato utile, se hai domande o commenti puoi scriverli qui sotto.

Clicca qui per condividere!

 

No Comments

Add your comment